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Fra' Giovanni Battista Orsenigo: il frate che ha estratto 2 milioni di denti!

 

Innocente Orsenigo (questo era il suo vero nome), era il penultimo di dodici figli e nacque il 24 gennaio 1837 a Pusiano, nell'alta Brianza, da genitori titolari di una salsamenteria/macelleria, dove, a forza di muscoli, Innocente apprese l'arte di usare il coltello per tagliare e affettare. Morti entrambi i genitori, Innocente pensò bene di lasciare il suo Paese, Pusiano, per cercare fortuna altrove, magari a Milano, dove andò effettivamente come garzone di un negozio. Il suo sogno, in quel periodo, era quello di seguire le orme di  Benedetto Nappi, chirurgo al Fatebenefratelli di Milano, diventato Frate a 19 anni, e successivamente Dottore in Medicina nel 1849. L'Orsenigo chiese anche lui, pur essendo analfabeta e non avere alcun requisito specifico, di poter indossare l'abito dei frati ottenendo, come era prevedibile, un secco rifiuto: "Sei troppo ignorante" fu la risposta del Padre Priore "studia e ne riparliamo", concluse congedandolo. L'orsenigo accettò il consiglio  e, malgrado numerose lezioni private, la sua situazione culturale non migliorò di un millimetro: "è che non mi ricordo le cose, diceva per scusarsi". Visto che, se avesse continuato a studiare, avrebbe perso tempo, Orsenigo si recò a Firenze chiedendo d'essere accolto all'Ospedale di Santa Maria dell'Umiltà, retto dai Fatebenefratelli, almeno come "postulante". Accolto in questo "ruolo" e passati gli anni previsti, ottenne la nomina a "oblato", che prevedeva altri tre anni di tirocinio prima d'essere ammesso al "noviziato". Poi, inaspettata, arrivò la "svolta": il Padre Priore, impressionato dalle eccezionali capacità dimostrate in campo odontoiatrico, rese possibili dalla sua non comune forza muscolare, predispose il suo trasferimento all'Ospedale Fatebenefratelli di Roma dell'Isola Tiberina, permettendo che portasse con sè "12 ferri da denti" e pochi altri oggetti personali . In quel periodo, siamo negli ultimissimi anni del potere temporale della Chiesa, cessato nel 1870, per lasciare Firenze e varcare i confini dello Stato Pontificio, bisognava munirsi di un "permesso speciale" rilasciato dalle Autorità Italiane, cosa che ottennero solo grazie ad uno escamotage: dichiararono  di andare a Napoli passando per Roma. Arrivato  al Fatebenefratelli  dell'Isola Tiberina, ospedale in funzione fin dal 1585, Frà Orsenigo si fece subito notare per lo zelo, la passione che dimostrava verso i malati tant'è  che, dopo vari esami atti a verificare se fosse idoneo "alla lettura, scrivere, far di conto, come nel catechismo romano", ottenne il via libera per l'ammissione al noviziato col nome, ufficialmente riconosciuto, di Frà Giovanni Battista. C'era però un problema: anche se aveva superato gli esami, l'Orsenigo era praticamente un analfabeta! Bisognava fare qualcosa. Il Padre generale, messo al corrente della particolare situazione, predispose una serie di lezioni specifiche di Italiano e di Cultura Generale che, malgrado l'impegno degli Insegnanti, non ottennero alcun effetto concreto. "Ma tu non ti applichi, non vuoi migliorare", gli dicevano ogni giorno i suoi superiori delusi. "No, non posso nè mi preoccupo: il Signore vuole ch'io rimanga così, ignorante, affinché non abbia ad angustiarmi ancora di più  scoprendo come va il mondo". Così lo lasciarono in pace facendogli fare l'unica cosa che sapeva fare bene: cavare i denti con la forza delle sue mani!. Dopo poco tempo, infatti, erano talmente numerose le persone che, tramite il passaparola, volevano a tutti i costi farsi togliere i denti da lui, che la Direzione dell 'Ospedale, al fine di non intasare l'Ospedale, decise di mettere a sua disposizione un locale apposito, vicino alla Sagrestia, con accesso diretto in strada, accanto a ponte fabricio. Fu così che, dente dopo dente, Frà Orsenigo riuscì a togliere "duemilionisettecentoquarantamila denti. Di ogni tipo: denti doppi, storti, denti dalle radici enormi e contorte, ganasce con due o tre denti attaccati ecc. Se consideriamo che ha operato per circa 35 anni fanno una media di 187 denti al giorno! Dopo questa incredibile attività, nel suo laboratorio c'erano (lui conservava tutto) tre casse ripiene di denti. Purtroppo qualcuno (sembra un suo collega, certo Moretti), lo convinse a disfarsene gettando tutto nel Tevere. Almeno questa è la versione ufficiale. Venti anni dopo, però, all'interno dell'Empire State Building venne notata una cassa strapiena di denti con la scritta: "estratti a Roma da un dentista ospedaliero". Erano i denti di Frà Orsenigo? Comunque il successo e la fama raggiunta dall'Ospedale Fatebenefratelli  di Roma, grazie all'incredibile opera dell'Orsenigo, fece sì che in molti espressero il desiderio di essere "gemellati", e/o "assorbiti". Tra questi c'era la richiesta provenienti da Nettuno avanzata nel 1882 da Don Temistocle Signori il quale, esasperato per le cattive condizioni cui versava il locale ospedale, dove anche i malati gravi rifiutavano di farsi ricoverare, chiese ai Frati di Roma di potere e occupare e/o costruire uno nuovo, più grande e attrezzato. Frà Orsenigo accetto e l'11 giugno 1889 firmò un documento ufficiale nel quale si prevedeva la realizzazione di un nuovo ospedale a Nettuno, all'altezza dei suoi omologhi in Europa. L'impegno venne rispettato: nel 1893 il nuovo Ospedale venne inaugurato. Frà Orsenigo, suo malgrado, dovette però provare l'efficienza della nuova struttura: venne infatti ricoverato nel sanatorio da lui voluto espressamente per tentare di guarire da una ulcerazione allo stomaco che lo affliggeva da tempo. Non ci fu niente da fare: morì il 15 luglio 1904, poco dopo la mezzanotte e sepolto a Nettuno, la città che amava, vicino la Tomba di  Maria Goretti.

 

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